La Vita Non Basta
"sapesse le cose che ho visto con gli occhiali dell'anima"

Estraneo alla Bellezza - nessuno può essere
Perché la Bellezza è Infinità
E il potere di essere finiti cessò
Prima che l'Identità fosse marcata

(Emily Dickinson)


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Pessoa appoggiò una guancia sul cuscino e fece un sorriso stanco. Caro António Mora, disse, Proserpina mi vuole nel suo regno, è ora di partire, è ora di lasciare questo teatro d'immagini che chiamiamo la nostra vita, sapesse le cose che ho visto con gli occhiali dell'anima, ho visto i contrafforti di Orione, lassù nello spazio infinito, ho camminato con questi piedi terrestri sulla Croce del Sud, ho attraversato notti infinite come una cometa lucente, gli spazi interstellari dell'immaginazione, la voluttà e la paura, e sono stato uomo, donna, vecchio, bambina, sono stato la folla dei grandi boulevards delle capitali dell'Occidente, sono stato il placido Buddha dell'Oriente del quale invidiamo la calma e la saggezza, sono stato me stesso e gli altri, tutti gli altri che potevo essere, ho conosciuto onori e disonori, entusiasmi e sfinimenti, ho attraversato fiumi e impervie montagne, ho guardato placide greggi e ho ricevuto sul capo il sole e la pioggia, sono stato femmina in calore, sono stato il gatto che gioca per strada, sono stato sole e luna, e tutto perché la vita non basta. Ma ora basta, mio caro António Mora, vivere la mia vita è stato vivere mille vite, sono stanco, la mia candela si è consumata, la prego, mi dia i miei occhiali.

(Antonio Tabucchi- Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa)


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Tre cavalli
Postato alle 15:24 di lunedì, 09 novembre 2009
da: [ceneredirose]



Un libro piccolo (120 pagine),  che si può leggere in un paio d’ore,  ma merita invece di essere assaporato lentamente.  La vita di un uomo,  sostiene l’autore,  è lunga quanto quella di tre cavalli.  E il protagonista del suo racconto,  un giardiniere cinquantenne,  ne ha già consumata una in Argentina,  dove si è recato ragazzo seguendo l’amore e dove ha partecipato per dolore condiviso alla furiosa guerra clandestina contro la dittatura.  Nella seconda,  forse,  ha trovato un nuovo equilibrio,  grazie al contatto con la terra,  alla lettura e al rapporto con la variegata umanità che lo circonda.  Ma,  di nuovo,  il sangue tornerà a scorrere lungo la sua storia,  fecondando l’inizio della terza vita.

Quello che colpisce – e lascia una cicatrice – nella scrittura di De Luca è la sua straordinaria capacità di scavare nelle potenzialità del linguaggio,  così a fondo da estrarre l’unico significato possibile della parola che sceglie,  il più recondito,  ma il solo che abbia titolo per essere lì in quel momento,  quasi non aspettasse altro che qualcuno venisse a liberarlo.  Così,  i romanzi di De Luca sono autentica poesia,  capace di evocare gli spiriti che si agitano in lui e – scopriamo leggendo – anche in noi.  Un libro da leggere di sera,  nel viaggio di ritorno verso casa dopo una giornata di lavoro,  perché questo devono fare i libri,  portare una persona e non farsi portare da lei,  scaricarle il giorno dalla schiena,  non aggiungere i propri grammi di carta alle sue vertebre.  E poi,  leggere di colori e profumi del Sud,  durante un viaggio in treno nella piatta e grigia pianura padana,  allarga il cuore, culla i “pensieri a dondolo di un passeggero di ferrovia”.

(Federica Albini, dal sito http://domani.arcoiris.tv/)


lo sapevo, io.  sapevo che mi sarei innamorata di erri de luca e della sua scrittura.  l'avevo intuito leggendo "pezzi" qua e là,  piccole cose sparse ma che ogni volta (mi) lasciavano un segno forte dentro.
ora, la cosa strana è che "tre cavalli" non l'ho ancora finito e già ne faccio un post. non resisto un minuto di più a condividere questa cosa immensa con tutti voi. presagendo già che mi mancherà ogni sua parola quando lo finirò.


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Medusa
Postato alle 18:44 di venerdì, 06 novembre 2009
da: [ceneredirose]




Rosso corallo coagula
dal tuo sguardo decapitato.

Frattura di dolore
recide il sortilegio
del male detto amare.

Reso è il prezzo dell'errore.
Ritrova la pace,
senza più serpi il tuo pensare.

Non tornerà chi ha voltato le spalle.
chi ha avuto orrore del tuo amore.

Medusa


(Anna Martinenghi)





(opere di franz von stuck)

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Per Alda.
Postato alle 10:01 di lunedì, 02 novembre 2009
da: [ceneredirose]





Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all' orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

(Alda Merini)




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Postato alle 15:03 di martedì, 20 ottobre 2009
da: [ceneredirose]



Amo molto la danza.  E' una cosa straordinaria la danza:  vita e ritmo.  Per me è facile vivere con la danza.  Quando ho dovuto dipingere una danza per Mosca,  sono semplicemente andato una domenica pomeriggio al Moulin de la Galette.  Ho guardato come danzavano.  In particolare ho guardato la farandola... I ballerini,  tenendosi per mano, corrono attraverso tutta la sala, avvolgendo come un nastro la gente un po' sconcertata... Tornato a casa,  ho composto la mia danza su una superficie di quattro metri,  canticchiando lo stesso motivo che avevo sentito al Moulin de la Galette,  in modo che tutta la composizione, tutti i ballerini,  si muovessero allo stesso ritmo.

(Henri Matisse)

 


 


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Ad alcuni piace la poesia
Postato alle 15:26 di mercoledì, 14 ottobre 2009
da: [ceneredirose]


(Sir Edward John Poynter - Erato,  Muse of Poetry)



Ad alcuni -
cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
Senza contare le scuole, dove è un obbligo,
e i poeti stessi,
ce ne saranno forse due su mille.

Piace -
ma piace anche la pasta in brodo,
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa,
piace averla vinta,
piace accarezzare un cane.

La poesia -
ma cos'è mai la poesia?
Più d'una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
Come alla salvezza di un corrimano.


(Wislawa Szymborska)







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Postato alle 15:37 di martedì, 06 ottobre 2009
da: [ceneredirose]



dai posacenere in giardino
divenuti sotto la pioggia
umide scodelle per l'acqua -
ho appreso la calma,
a riempire
e a svuotare
il cuore.  così,
                      a caso

(
Daniela D'Angelo)






(fotografie di imogen cunningham)





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Gracias a Mercedes
Postato alle 09:00 di lunedì, 05 ottobre 2009
da: [ceneredirose]



Mercedes Sosa

San Miguel de Tucumán, 9 luglio 1935 – Buenos Aires, 4 ottobre 2009



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Cinque volte Van Gogh
Postato alle 09:52 di martedì, 29 settembre 2009
da: [ceneredirose]



I

Il postino di Van Gogh non visita il quartiere da quando ha ricevuto un telegramma della morte.  Ma ci guarda da una sorda eternità.

Il postino,  portatore di qualche messaggio che gli dava ragioni della luce.


II

Come il suo cappello,  che è stato sempre illuminato dal rosso folgorante dei suoi capelli,  le sue notti erano solari.

Fermò il sole in ogni quadro,  ma non come il biblico Josuè,  che quando fermò il sole non pensava al girasole:  la passione o la febbre diedero ai girasoli una rotazione da astri familiari.

III

Dipinse campi di grano e il fiore del pane iniziò a profumare nelle deserte cantine.

IV

Dipinse una sedia vuota,  e tuttavia in essa era seduta una riunione di assenti.  Antonin Artaud ha detto che quella sedia annuncia qualcuno che sta per entrare.

La sedia resta vuota,  ma sempre torniamo da lei per sapere se qualcuno è appena arrivato.  Theo o Gauguin?


V

Un ultimo furore:  disegnò col suo pennello una porta nell'aria e sbattendola passò dall'altra parte. Un'altra versione dice che disegnò una rivoltella e con essa si sparò nel ventre.

Ma prima,  prevedendo le lunghe notti dell'uomo assediato dall'inverno,  decise di riempire i nostri muri con molte immagini del sole,  per aiutarci ad abitare il labirinto.


(Juan Manuel Roca - Cinque volte Van Gogh)
 


 



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Postato alle 10:59 di giovedì, 17 settembre 2009
da: [ceneredirose]

 




Ci sono fotografie nelle quali non mi riconosco.
Il mio io vigliacco nel guardarle
mi obbliga a pensare che esisto in una sola
e non nella somma di chi sono
con l’altra che mi sostituisce nell’immagine.
È dura credere che anche quella sconosciuta sono io
quella donna sospesa e brutta
con un volto che senza essere il mio non è estraneo.
Comprendere il mondo può essere anche questo:
accettare di essere colei che non conosco.


(Lauren Mendinueta)





(fotografie di sarah moon)


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Postato alle 11:22 di venerdì, 11 settembre 2009
da: [ceneredirose]




11 settembre 1973

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