Commenti
Archivio
Credits

Un libro piccolo (120 pagine), che si può leggere in un paio d’ore, ma merita invece di essere assaporato lentamente. La vita di un uomo, sostiene l’autore, è lunga quanto quella di tre cavalli. E il protagonista del suo racconto, un giardiniere cinquantenne, ne ha già consumata una in Argentina, dove si è recato ragazzo seguendo l’amore e dove ha partecipato per dolore condiviso alla furiosa guerra clandestina contro la dittatura. Nella seconda, forse, ha trovato un nuovo equilibrio, grazie al contatto con la terra, alla lettura e al rapporto con la variegata umanità che lo circonda. Ma, di nuovo, il sangue tornerà a scorrere lungo la sua storia, fecondando l’inizio della terza vita.
Quello che colpisce – e lascia una cicatrice – nella scrittura di De Luca è la sua straordinaria capacità di scavare nelle potenzialità del linguaggio, così a fondo da estrarre l’unico significato possibile della parola che sceglie, il più recondito, ma il solo che abbia titolo per essere lì in quel momento, quasi non aspettasse altro che qualcuno venisse a liberarlo. Così, i romanzi di De Luca sono autentica poesia, capace di evocare gli spiriti che si agitano in lui e – scopriamo leggendo – anche in noi. Un libro da leggere di sera, nel viaggio di ritorno verso casa dopo una giornata di lavoro, perché questo devono fare i libri, portare una persona e non farsi portare da lei, scaricarle il giorno dalla schiena, non aggiungere i propri grammi di carta alle sue vertebre. E poi, leggere di colori e profumi del Sud, durante un viaggio in treno nella piatta e grigia pianura padana, allarga il cuore, culla i “pensieri a dondolo di un passeggero di ferrovia”.
(Federica Albini, dal sito http://domani.arcoiris.tv/)
lo sapevo, io. sapevo che mi sarei innamorata di erri de luca e della sua scrittura. l'avevo intuito leggendo "pezzi" qua e là, piccole cose sparse ma che ogni volta (mi) lasciavano un segno forte dentro.
ora, la cosa strana è che "tre cavalli" non l'ho ancora finito e già ne faccio un post. non resisto un minuto di più a condividere questa cosa immensa con tutti voi. presagendo già che mi mancherà ogni sua parola quando lo finirò.
Segnala il post su:


Segnala il post su:
Segnala il post su:

Amo molto la danza. E' una cosa straordinaria la danza: vita e ritmo. Per me è facile vivere con la danza. Quando ho dovuto dipingere una danza per Mosca, sono semplicemente andato una domenica pomeriggio al Moulin de la Galette. Ho guardato come danzavano. In particolare ho guardato la farandola... I ballerini, tenendosi per mano, corrono attraverso tutta la sala, avvolgendo come un nastro la gente un po' sconcertata... Tornato a casa, ho composto la mia danza su una superficie di quattro metri, canticchiando lo stesso motivo che avevo sentito al Moulin de la Galette, in modo che tutta la composizione, tutti i ballerini, si muovessero allo stesso ritmo.

Segnala il post su:

Piace -
ma piace anche la pasta in brodo,
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa,
piace averla vinta,
piace accarezzare un cane.
Segnala il post su:


Segnala il post su:
Segnala il post su:

Il postino di Van Gogh non visita il quartiere da quando ha ricevuto un telegramma della morte. Ma ci guarda da una sorda eternità.
Il postino, portatore di qualche messaggio che gli dava ragioni della luce.
II
Come il suo cappello, che è stato sempre illuminato dal rosso folgorante dei suoi capelli, le sue notti erano solari.
Fermò il sole in ogni quadro, ma non come il biblico Josuè, che quando fermò il sole non pensava al girasole: la passione o la febbre diedero ai girasoli una rotazione da astri familiari. III
Dipinse campi di grano e il fiore del pane iniziò a profumare nelle deserte cantine. IV Dipinse una sedia vuota, e tuttavia in essa era seduta una riunione di assenti. Antonin Artaud ha detto che quella sedia annuncia qualcuno che sta per entrare. La sedia resta vuota, ma sempre torniamo da lei per sapere se qualcuno è appena arrivato. Theo o Gauguin?
Un ultimo furore: disegnò col suo pennello una porta nell'aria e sbattendola passò dall'altra parte. Un'altra versione dice che disegnò una rivoltella e con essa si sparò nel ventre.
Ma prima, prevedendo le lunghe notti dell'uomo assediato dall'inverno, decise di riempire i nostri muri con molte immagini del sole, per aiutarci ad abitare il labirinto.
(Juan Manuel Roca - Cinque volte Van Gogh)

Segnala il post su:

Ci sono fotografie nelle quali non mi riconosco.
Il mio io vigliacco nel guardarle
mi obbliga a pensare che esisto in una sola
e non nella somma di chi sono
con l’altra che mi sostituisce nell’immagine.
È dura credere che anche quella sconosciuta sono io
quella donna sospesa e brutta
con un volto che senza essere il mio non è estraneo.
Comprendere il mondo può essere anche questo:
accettare di essere colei che non conosco.

Segnala il post su:
Segnala il post su: